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Polemiche su festa rinviata a Ferrara, Predieri e Lavezzi: Ci siamo dimessi solo per contrasti interni

Polemiche su festa rinviata a Ferrara, Predieri e Lavezzi: Ci siamo dimessi solo per contrasti interni
14/04/2012 | operatore

Predieri e Lavezzi: "Ci siamo dimessi solo per contrasti interni" - Iacopino: una conferma autorevole della faziosità

La prima regola di un giornalista, grande o piccolo che sia, è quella di verificare sempre le notizie, sempre le fonti, mai fornire versioni unilaterali di un fatto, una vicenda, una «festa mancata».

E’ con immenso stupore e rammarico che apprendiamo - prima da un consigliere di Assostampa Ferrara - e poi leggiamo sul sito dell’ordine dei giornalisti, la nota inserita a riguardo della «festa mancata» che la associazione stampa di cui siamo presidente e vicepresidente dimissionari avrebbe annullato «in nome della faziosità».

Vogliamo solo informare chi ha letto tale nota, che non siamo mai stati interpellati, mai consultati e sarebbe bastata una semplice telefonata per cercare e trovare spiegazioni più esaustive delle informazioni che sono state date. Invece, veniamo coinvolti in questa prova di forza tra organizzazioni di giornalisti, che ci trova totalmente estranei.

E’ vero che alla base della «festa mancata» vi sono state divergenze di vedute, «veti», ma la cerimonia è stata annullata non per dar ragione all’una o l’altra organizzazioni coinvolte, Aser e Ordine giornalisti.
Anzi, era una presa di posizione nostra, contro affermazioni fatte all’interno di Assostampa Ferrara, rispetto i ruoli che ricoprivamo.

Vogliamo intervenire con questa breve replica per ribadire che in questa vicenda le nostre dimissioni sono state motivate solo e soltanto da contrasti interni che hanno trovato spazio e offerto informazioni unilaterali - qui sì la faziosità - a livello nazionale.

Vogliamo ribadire che l’annullamento della cerimonia è stato deciso dopo le nostre dimissioni, adottate come presa di distanza contro una situazione paradossale che si era venuta a creare sulla ricerca di un soggetto da premiare alla cerimonia, perchè - questa è l’amara realtà- non avevamo individuato nessun soggetto adatto al ruolo di premiato, a nome del «giornalista precario ferrarese».

Le «nomination» del presidente Iacopino - come rappresentante dell’Ordine - e di Giovanni Tizian (col quale ci scusiamo pubblicamente per il coinvolgimento indiretto in questa vicenda) - erano frutto di un compromesso trovato all’interno dell’Assostampa, dopo tantissime ed estenuanti proposte, compromesso che confrontato con esponenti del sindacato regionale non aveva trovato accoglimento, questo è assolutamente vero, e pertanto si era cercata l’ennesima soluzione di mediazione. Mediazione che non era stata accolta all’interno del direttivo, soprattutto da chi ora plaude all’intervento del presidente Iacopino, dal quale vogliamo assolutamente ed energicamente discostarci.
Nei modi, nei toni e nella forma.

La realtà, amarissima, è che un problema grave come quello del precariato, piaga su cui abbiamo messo il dito, sia terreno di scontro, polemiche, veleni e faziosità, da più parti.
Noi non ci stiamo.

Daniele Predieri (nella foto) e Francesco Lavezzi
Presidente e vice presidente dimissionari
Assostampa Ferrara

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Iacopino: una conferma autorevole della faziosità
Ringrazio i colleghi Predieri e Lavezzi per la lezione di buon giornalismo e per l'autorevole conferma di quanto di vergognoso è accaduto. Non c'è, infatti, in quanto scrivono una sola parola che smentisca la nota dell'Odg. Non una. Anzi c'è l'ammissione formale che qualcuno, dopo la decisione unanime del consiglio, ha posto il suo veto nei miei confronti. Metodi degni della Corea del Nord.
La cerimonia, affermano, è stata annullata a seguito delle loro dimissioni legate a "contrasti interni" al sindacato. Dopo il "niet" dei vertici sindacali volevano ridiscutere una assegnazione prima decisa alla unanimità. Emerge anche l'evidente, e un po' inquietante, preoccupazione di far sapere che la notizia è vera, ma non sono stati loro a fornirmela visto che non sono stati "interpellati". Lo confermo. E capisco, oh se capisco!
Ero certo di non essere stato il solo ad essere vittima della faziosità, i "veti", di chi dal capoluogo emiliano dettò il suo "niet": "A Iacopino, mai!"
Predieri e Lavezzi hanno tutta la mia solidarietà (non prendo le distanze da loro "nei modi, nei toni e nella forma") e il rinnovato invito a riprendere il loro lavoro a difesa dei colleghi meno tutelati. Con la preghiera di riflettere sul dovere di rendere pubblico quanto di sporco avviene, come in questo caso, perché i colleghi ci hanno dato, eleggendoci, una delega a rappresentarli, informandoli di tutto e non nascondendo loro miserie come quella rivelata, in modo sobrio, senza toni aspri e con la sola forma lecita che è dire la verità.
Quello della lotta al precariato è davvero terreno minato perché c'è da combattere non solo con gli editori, ma anche con quei giornalisti che si sono fatti casta e pensano soltanto a tutelare i loro privilegi, i distacchi sindacali con annesso il diritto a presentarsi al lavoro nei festivi mentre per tutta la settimana i colleghi sono costretti a fare lavoro di supplenza.
Un consigliere nazionale della Fnsi in una assemblea congiunta (Bologna, Firenze, Roma) in audio conferenza di QN-Resto del carlino-QN net, il 29 marzo, davanti alla richiesta di usare i nuovi strumenti per combattere la schiavitù del precariato, ha urlato: "Io mi ..... il culo con la carta di Firenze e con l'equo compenso". Vergogna.
 

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