Uno strumento per condividere esperienze, non un 'portale del pianto'. E' questa la finalità che il gruppo di lavoro sul precariato del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti ha invdividuato nel dare vita a queste pagine web. E non uno spazio dedicato solo ai precari propriamente detti. Nell'universo della professione, lo sfruttamento, la mortificazione della dignità professionale riguarda tantissimi colleghi. Non solo quelli con contratto a tempo determinato, ma anche i free lance, i collaboratori, gli articoli 12 del contratto Fnsi-Fieg, gli assunti con l'Aeranti Corallo, le partite iva. In questo sito si dovranno raccogliere esperienze. Raccolte e messe in rete per dare consapevolezza ai colleghi, un aiuto per uscire da situazioni a volte kafkiane, a volte di profondo disagio personale. Tutti uniti in un network nazionale, sotto l'egida dell'ordine per la dignità della professione, contro lo sfruttamento. Questo è stato il nostro sentire, confortati anche da una sentenza della Corte costituzionale, la 11 - 1968, che vogliamo riportare testualmente
"Il fatto che il giornalista esplica la sua attività divenendo parte di un rapporto di lavoro subordinato non rivela la superfluità di un apparato che secondo l'avviso della difesa del ****** si giustificherebbe solo in presenza di una libera professione, tale il senso tradizionale. Quella circostanza, al contrario, mette in risalto l'opportunità che i giornalisti vengano associati in un organismo che, nei confronti del contrapposto potere economico del datori di lavoro, possa contribuire a garantire il rispetto della loro personalità e, quindi, della loro libertà: compito, questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale del diritti della categoria e che perciò può essere assolto solo da un Ordine a struttura democratica che con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell'interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano comprometterla".
